Difendere la fertilità dalla chemio? Oggi si può
Il cancro colpisce donne anche in giovane età. Ma
il trattamento anti-tumorale distrugge la fertilità. Oggi la ricerca
ci consente di sperare grazie all’autotrapianto di tessuto ovarico
che consente, dopo il trattamento, di ritornare fertili. Ma è ancora
in sperimentazione.
La chemioterapia rende le donne sterili. Ma
l’autotrapianto di tessuto ovarico dà qualche speranza

Se le terapie attuali sono in grado di guarire una
percentuale di pazienti sempre maggiore, il prezzo da pagare è
spesso una compromissione irreversibile della fertilità. Le giovani
donne e le bambine che, guarito il cancro, si ritrovano sterili sono
sempre più numerose: tra l’altro l’impossibilità tecnica di
preservare la loro capacità riproduttiva contrasta nettamente con le
possibilità che si offrono in analoghe circostanze agli uomini di
pari età. A questi ultimi, infatti, da diversi anni è offerta la
possibilità di conservare lo sperma congelato, riutilizzabile in un
secondo tempo per effettuare un’inseminazione artificiale o una
fecondazione in vitro. Per l’ovaio e gli ovociti le tecniche di
conservazione sono molto più complesse.
In Italia già da alcuni di anni è partito un
protocollo sperimentale per congelare e conservare frammenti di ovaio
per lungo tempo. Lo scopo di questa procedura è tentare di
conservare parte delle possibilità riproduttive nel caso in cui
esista un rischio concreto di perdere la fertilità, sia per gravi
problemi di salute che impongano terapie in grado di colpire l’ovaio
e distruggere gli ovociti sia per motivi legati alla costituzione
ereditaria del soggetto.
Congelare e conservare dei frammenti di ovaio per
lungo tempo è una tecnica ancora sperimentale e, sebbene la ricerca
in questo campo sia molto attiva, è probabile che ci voglia del
tempo prima che queste siano applicabili di routine. Nella specie
umana, ad oggi è stato riportato un numero esiguo di gravidanze
ottenute con concepimento spontaneo dopo trapianto autologo (cioè
nella stessa persona) di tessuto ovarico crioconservato. Non esiste
però nessuna garanzia sul fatto che le tecniche proposte in questo
protocollo siano effettivamente efficaci nel preservare la fertilità
della donna.
In Italia il 15 marzo 2012 è nata la prima bimba
dopo un autotrapianto di tessuto ovarico, presso l'ospedale Sant'Anna
di Torino. La mamma di 29 anni è la prima donna in Italia (ed una
delle prime al mondo visto che in totale ve ne sono circa 20) a
portare a termine la gravidanza grazie alla conservazione del proprio
tessuto ovarico che era stato crioconservato prima della
chemioterapia.
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