Cancro, è possibile salvare la propria fertilità
La cura del cancro maligno può portare alla sterilità. Ma è possibile preservare la propria fertilità

Nel giugno 2006 l'American Society of
Clinical Oncology ha pubblicato delle linee guida per orientare gli
oncologi nella consulenza ai malati di tumore maligno riguardo alla
possibilità della preservazione della fertilità. In quel contesto un
gruppo di esperti ha convenuto che qualsiasi oncologo, in contatto con
pazienti fertili che stanno per iniziare una terapia oncologica, deve
affrontare il problema della potenziale infertilità indotta dal
trattamento prima di iniziare la terapia.
I metodi più efficaci per preservare la
fertilità sono la crioconservazione degli spermatozoi nei maschi e degli
embrioni o ovociti nelle femmine. Anche se esiste un consenso sul fatto
che le terapie di patologie maligne possono provocare sterilità, non ci
sono dati sufficienti per identificare il rischio di ciascun agente e/o
regime terapeutico a causa della complessità delle variabili in gioco.
Gli effetti della chemioterapia e della radioterapia sulla fertilità
dipendono dai singoli farmaci impiegati, dalla dimensione e posizione
del campo di radiazione, dalla dose complessiva, dal metodo di
somministrazione, dall'intensità di dose, dal tipo di neoplasia,
dall'età, dal sesso e infine dalla condizione di fertilità
pre-trattamento del paziente. Alcuni farmaci, per esempio gli agenti
alchilanti (come la ciclofosfamide, utilizzata in diversi schemi di
chemioterapie) sembrano presentare il maggior rischio di causare un
danno ovarico con conseguente instaurarsi di una menopausa precoce.
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